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Qual è il nesso diritti umani/cittadinanza?

"Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti" (Dichiarazione universale, art.1). Lo status di ascrizione dell'essere umano è quello segnato dalla libertà e dall'eguaglianza. Per la legge internazionale, l'essere umano nasce libero da tutte quelle ipoteche e condizionamenti che, istituzionalmente, gli impongano di discriminare e di attentare alla altrui vita e libertà. L'obbligo del servizio militare è una di queste ipoteche incompatibili con la logica dei diritti umani. Gli status che vengono successivamente attribuiti alla persona, in via per così dire anagrafica, come quello di cittadinanza nazionale, non possono contraddire lo status di ascrizione originaria. E' la stessa legge internazionale che fa obbligo alle pubbliche istituzioni di rendere compatibile gli status amministrativi e di cittadinanza nazionale con lo status originario di libertà e di eguaglianza. Nell'ottica dei diritti umani, la cittadinanza nazionale è intesa essere funzionale alla identità e quindi alla sicurezza della persona, non alla diseguaglianza e alla discriminazione. Sub specie diritti umani, non è dato distinguere tra cittadino e straniero. I diritti umani rinviano ad un concetto di cittadinanza plurima avuto riguardo alla molteplicità degli ambiti sociali e politici di appartenenza. Il primo ambito è quello della famiglia umana universale. Il secondo è quello di un popolo, da intendersi come articolazione della famiglia umana. Sia la famiglia umana sia il popolo sono entità collettive che hanno, in quanto tali, soggettività originaria distinta dai sistemi politici. Nell'ambito di questi sistemi, la persona umana è cittadina di uno stato, di una regione, di una provincia o comune, di una comunità di integrazione regionale (per es. Comunità europea). La persona umana è un albero di cittadinanze, coordinate fra loro a partire da quella che discende dall'appartenenza alla famiglia umana universale. La cittadinanza planetaria è quella che si fonda sui diritti umani e non ha bisogno di certificazione anagrafica. Dentro gli stati e a tutti gli altri livelli territoriali di convivenza, la persona si presenta con questa cittadinanza primaria. Da quando è in vigore il Codice internazionale dei diritti umani, è fatto divieto agli stati di trattare i cittadini (nazionali) altrui in base al principio della reciprocità. Lo straniero, a qualunque titolo si trovi sul territorio di uno stato, deve essere trattato nel rispetto dei diritti umani interpretati in base al principio della loro interdipendenza e indivisibilità. In questo senso si è chiaramente pronunciato il Comitato delle Nazioni Unite preposto all'applicazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici. Il rifugiato politico, l'immigrato per ragioni economiche, il nomade, l'apolide sono titolari di diritti umani internazionalmente riconosciuti e quindi cittadini planetari. In considerazione della loro particolare condizione esistenziale, il diverso trattamento ad essi riservato deve essere in funzione di un supplemento di garanzia, non già di discriminazione. Nei fatti, il trattamento dello straniero continua ad andare nella seconda direzione - cioè in maniera illegale rispetto alle norme del nuovo diritto internazionale - perché il tipo di cittadinanza paradigmatica è quello nazionale, non già quello planetario. Lo status originario delle persone umane - libertà, eguaglianza, fratellanza - è essenzialmente irenico, diversamente dagli status sussidiari. La cittadinanza nazionale è invece segnatamente belligena, nel senso che, nella maggior parte dei casi, impone l'obbligo di difendere la patria anche con le armi. Cittadinanza nazionale significa anche diritto-dovere, in circostanze la cui dinamica sfugge al controllo della legge, di uccidere e di essere uccisi. Uno degli attributi di "sovranità" dello stato, lo jus ad bellum, si traduce nell'obbligo dei cittadini di uccidere ed essere uccisi. E' il diritto dello stato che prevale sui diritti innati della persona. Alla luce dello jus positum internazionale dei diritti umani, non è più consentito asserire - né in punto di etica ne in punto di diritto - che la componente belligena dello status di cittadinanza nazionale è prevista dal 'patto sociale': giacché i diritti umani sono indisponibili.